Un saluto


UN SALUTO E BEN VENUTI.

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Questo bel dire è un atto d’amore verso il proprio paese e verso la propria gente.
Per un prezioso recupero delle memorie e delle tradizioni dei luoghi, la rivendicazione appassionata, intelligente e riccamente documentata delle proprie origini e della propria identità culturale.
È il segno del profondo attaccamento e dell’affetto che ci lega alla propria terra e ai suoi paesani.
È un pensiero che è tanto più importante e apprezzabile in quanto viene scritto in un tempo in cui tutto si dimentica, si banalizza e si standarizza, rinnegando e distruggendo la nostra vera ricchezza costituita dalle memorie e dal paesaggio che abbiamo ereditato, costruito dalla nostra gente anno dopo anno, secolo dopo secolo, con amore, fatica, sacrifici e saggezza.

venerdì 27 dicembre 2013

L'igene


Lo chiamavano. Comodo
02 DIC 2013 

Una pagina va dedicata al "Comodo" (gabinetto) perché nella case di Bolognana non mancava mai.
Solitamente, era un piccolo locale ricavato nello "stallino" (porcile)
Il più delle volte, era un semplice buco nel pavimento che dava direttamente nella "bùa"
(cisterna dove venivano convogliate le eiezioni dei maiali e a volte anche della stalla, se abbastanxza vicina)
Generalmente, ai lati del buco venivano murati un paio di mattoni 
ad uso "poggia-piede" precursore della più moderna "turca"
Una porta in legno e un chiodo per appendere della carta ed ecco
il "comodo". Una caratteristica indimenticabile, è l'odore che vi regnava,
a causa del buco che dava direttamente nella fogna, senza alcuna chiusura,
ed anche la vista attraverso il buco, di ciò che era all'interno della forgna,
era uno spettacolo assolutamente "indimenticabile". Tra le feci e la carta che
galleggiavano sui liquami, non era raro scorgere delle grosse larve (anche perché, 
nella "bùa" finivano anche gli scarti di origine aninale: Carcasse di animali da cortile 
immangiabili, perché morti di morte "sospetta" e qualsiasi altro residuo simile.
Una pratica disumana, quanto "necessaria" nella logica della 
sopravvivenza nella vita dei contadini, era l'uccisione delle cucciolate in esubero 
di cani e gatti. Si prendevano i neonati, si uccidevano (spesso con un colpo a terra)
e poi finivano nella "bùa". Uno spettacolo, al quale ho sempre evitato di assistere
e che mi ha inorridito per anni. Ma la vita di campagna, purtroppo, 
aveva anche questi aspetti crudeli. 
Giorgio · Nessuna visita · Lascia un commento 


L’acqua potabile


A Bolognana l'acqua potabile non è mai mancata, c'è stata fino a qualche anno fa l'umile fontanella della Polletta, la gora sopra il cimitero e il fontanello che tutti usavano,e usano, accanto al monumento ai caduti.
 Da ragazziPrima di bere in qualunque luogo recitavano lo scongiuro:

”Acqua corrente, ha bevuto il serpente, ha bevuto dio, posso bere anch’io.”
Purtroppo i casi di tifo e di colera erano assai comuni.

I cessi, oppure gabinetti non esistevano. Alcune famiglie benestanti avevano, nei pressi della casa, un casottino di paglia e lo chiamavano “loco comodo”.
La lotta contro le mosche era fatta con mazzetti di felce cosparsi di farina dolce. Le mosche vi si posavano, mangiavano e si addormentavano, a sera tutto veniva gettato nella fiamma del focolare.
La sputacchiera

Nei luoghi pubblici, era sistemato un recipiente triangolare con calce viva in polvere e la scritta : “Sputa qui”, il recipiente era posto negli angoli delle stanze o dei locali.
Anche nella bottega del Ganascia (Gigi) ce ne era una.
Molti sputavano in chiesa, perché avevano il vizio di masticare il sigaro, i cosiddetti ciccatori.
Anche alcune donne ciccavano. 

Le ferite da taglio si curavano con un impasto di erba della Madonna e ragnatele. Molti morivano per tetano. L’acqua salata e l’aceto erano ritenuti un buon medicamento. Gli uomini che lavoravano nei boschi e si ferivano usavano come rimedio immediato orinare sulla ferita.
Il latte di mucca era bevuto senza bollitura.

Molti pastorelli, spinti dalla fame, fermavano una mucca e succhiavano il latte.
Altri si davano da fare a catturare uccelli, a cercar nidi per alleggerire i morsi della fame. 
I ragazzi e le ragazze erano autosufficienti ed utili: custodivano le mucche e le pecore, portavano l’acqua col secchio dalla fontana, pulivano la stalla, raccoglievano la legna, annacquavano i fagioli e le patate negli orti sul letto del fiume, rastrellavano il fieno, raccoglievano le castagne.



La “spagnola” 



Con questo nome si indica una terribile malattia influenzale, oriunda, sembra, dalla Spagna, nell’anno 1918 e diffusasi rapidamente in Europa e specialmente in Italia, negli anni successivi.
A Bolognana vi furono alcuni morti, specialmente mamme, che lasciarono tanti orfani. I colpiti morivano a mente lucida.
Il medico non aveva a disposizione nessun rimedio specifico se non la rassegnazione.
Ai pochi guariti non lasciò nessun postumo di malattia, solo perdettero tutti i capelli.
Molti suggerivano di bere vino bollito e di fumare il sigaro per non contrarre il morbo.



Da studi recenti e ricerche attuali (1988), risulta che, questa malattia, che causò nel mondo quaranta milioni di morti, fu prodotta da un virus killer del quale è ancora sconosciuta la natura.



Il colera dell’anno 1884 



Il colera è un morbo epidemico, cioè che si propaga rapidamente, produce vomito, diarrea, crampi dolorosissimi.
La malattia è causata dal vibrione detto “bacillo virgola”, pere la sua forma.



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