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Questo bel dire è un atto d’amore verso il proprio paese e verso la propria gente.
Per un prezioso recupero delle memorie e delle tradizioni dei luoghi, la rivendicazione appassionata, intelligente e riccamente documentata delle proprie origini e della propria identità culturale.
È il segno del profondo attaccamento e dell’affetto che ci lega alla propria terra e ai suoi paesani.
È un pensiero che è tanto più importante e apprezzabile in quanto viene scritto in un tempo in cui tutto si dimentica, si banalizza e si standarizza, rinnegando e distruggendo la nostra vera ricchezza costituita dalle memorie e dal paesaggio che abbiamo ereditato, costruito dalla nostra gente anno dopo anno, secolo dopo secolo, con amore, fatica, sacrifici e saggezza.

mercoledì 1 gennaio 2014

Vecchie ricette di nonna Zeffira

Bolognana ( Borella) anno domini 2013
 Nello scrivere queste pagine spero di contribuire a far conoscere ancora meglio la cultura e un po’ di storia del nostro magnifico paese.
Insieme alle belle cose che ci regala in ogni momento del giorno, ho cercato di far comprendere quello che già i nostri avi conoscevano, amavano e con il loro modo di essere e di fare  miglioravano stagione dopo stagione per poterlo consegnare a noi.
La storia del territorio un po’ tutti la conoscono, ma le prelibatezze del palato, la pietanza frugale, gustosa, fatta con poco, solo le nostre nonne la sapevano fare, perché amalgamata agli ingredienti c’era la passione, il dolore, la miseria e il bisogno.
Queste piccole e semplici ricette che riporterò, di una cucina remota, le ho trovate in alcuni quaderni un po’ sgualciti e senza nome e copertina, curiosando in un vecchio “banco”della casa di Bolognana, fra i vecchi ricordi di mia nonna sono balsati alla luce un mucchio incredibile di carte ingiallite dove con pazienza e bramosia ho potuto leggere le ricette di una volta che con dovizia trascriveva con la matita.
Mi sono ritornati alla mente lontani ricordi,   quello che mia nonna Zeffira cucinava nei giorni delle feste, le cose semplici e quotidiane, quello che conservava per l’inverno nella dispensa nel “cigliere” Salami, Biroldi, Rigatino, Mondiola,  file di salsicce un po’ ammuffite, picce di pomodori, graticci colmi di patate e di mele, e i contenitori in pietra per salare il lardo e la coppa, nella formaggiera fatta di rete fitta non poteva mancare la forma del formaggio.
Adesso tutto questo l’ho voluto condividere con chi ama la tradizione, le cose semplici e il buon mangiare con la voglia di farlo.
Pari pari ho riportato quello che lei scriveva, con solo poche aggiunte che nel leggere non ho 
compreso.

(Presto un poco per volta alcune ricette)

RICETTE

1'. Crostoni di lardo e cioccolato
Per 4 persone
6 fette Pane in cassetta integrale... 12 fette di lardo di Arnad tagliato finissimo... 6 castagne bollite... 50 g di cioccolato fondente (minimo 70%)... pepe bianco
Togliete i bordi alle fette di pane e tostatele al forno.
Fondete il cioccolato a bagnomaria.
Preparate i crostoni su un piatto da portata: sopra ogni fetta di pane adagiate due fette di lardo, una castagna bollita e fate colare mezzo cucchiaino di cioccolato fuso. Profumate con del pepe bianco macinato al momento, chiudete gli occhi e...toccherete il cielo con un dito!

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