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Questo bel dire è un atto d’amore verso il proprio paese e verso la propria gente.
Per un prezioso recupero delle memorie e delle tradizioni dei luoghi, la rivendicazione appassionata, intelligente e riccamente documentata delle proprie origini e della propria identità culturale.
È il segno del profondo attaccamento e dell’affetto che ci lega alla propria terra e ai suoi paesani.
È un pensiero che è tanto più importante e apprezzabile in quanto viene scritto in un tempo in cui tutto si dimentica, si banalizza e si standarizza, rinnegando e distruggendo la nostra vera ricchezza costituita dalle memorie e dal paesaggio che abbiamo ereditato, costruito dalla nostra gente anno dopo anno, secolo dopo secolo, con amore, fatica, sacrifici e saggezza.

venerdì 3 gennaio 2014

Il Serchio

Il Serchio
 
Il fiume Serchio, nasce da diverse sorgenti provenienti dagli Appennini e dalle Apuane, che riunendosi a Piazza al Serchio,danno vita al terzo fiume della toscana, dopo l’Arno e l’Ombrone , oggi dopo aver attraversato la Garfagnana e la piana di Lucca, và a gettarsi nel mar Tirreno, nella zona del Parco di San Rossore (PI), poco a nord di Pisa.

In tempi antichi, il Serchio seguiva un altro corso confluendo nell’Arno, lo troviamo citato per la prima volta, dal geografo greco Strabone vissuto dal 64 a.C. a l21 d.C., nel suo trattato “Geographica”, nel quale narra della nascita di Pisa, avvenuta tra due fiumi confluenti, l’Arno discendente da Arezzo e l’Ausar discendente dall’Appennino. In seguito anche Plinio il Vecchio vissuto dal 23 al 79 d.C. lo nominò nella sua opera “Naturalis Historia”scrivendo: “La prima città dell’Etruria, è Luni, famosa per il suo porto, vengono poi la colonia di Lucca, lontana dal mare e più vicina ad esso Pisa, situata tra i fiumi Auser e Arno” e nel VI secolo, Cassiodoro nominò in due epistole, l'ordine dato da re Teodorico di mantenere navigabili l’Arno e l’Auser

 Il fiume, una volta giunto nella piana di Lucca, si divideva in molti rami, il ramo principale attraverso la depressione di Bientina confluiva nell’Arno, gli altri, invece andavano a formare una zona paludosa nella piana, i romani furono i primi a iniziare le bonifiche, che porteranno il fiume, verso il V secolo, ad avere un corso occidentale chiamato Auserculus (divenuto poi: Auserculo, Auserclo, Serculo, Serclo, Serchium e Serchio). Gregorio Magno, papa dal 590 al 604 narra nei “Dialoghi”, che era venuto a conoscenza, di un miracolo avvenuto a Lucca, compiuto dal vescovo 
Frediano, che avrebbe voltato il corso del fiume Ausarit ( l’Ausar nominato da Strabone), salvando la città da una sua pienaCol passare dei secoli il ramo orientale è scomparso (oggi il suo nome è conservato nell’Ozzeri, un canale che scorre a sud della città) e il ramo occidentale è divenuto il Serchio di oggi  
L’origine antica del nome del Serchio non è stata ben definita lo storico latino Svetonio dichiarò che l’Auser deriva dall’etrusco e significava dio o divinità, mentre alcuni glottologi moderni invece affermano che il nome deriva da una parola Ausa (pre-ligure) che significa sorgente
 


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