Non credo di essere banale quando proferisco parola. Come un nonno che parla ai nipotini, temendo che il racconto possa un giorno cadere nel dimenticatoio, esigo ascolto perché ho qualcosa di importante da dire: ecco svelato il rapporto inscindibile tra Bolognana e le castagne.
Non solo legge, ma anche scrive: verba volant, scripta manent. Dalle mie labbra scende inarrestabile una magica catena di sillabe tese a smentire un abusato luogo comune: la Garfagnana non è stata solo miseria.
La Garfagnana è Stata castagne, è stata sinónimo di lavoro, gastronomia, folclore, avventura, ricerca, tecnica, socializzazione e altro ancora. Se non ci fosse stato la castagna, tanti paesi non sarebbero proprio esistiti o avrebbero la metà degli abitanti che hanno ora.
Castagna, farina di necciò, è stata sinonimo di gente di montagna. E Io sono fiero dell’aggettivo montanaro, tant’è che ne parlo con l’orgoglio di chi da bambino non ha mai avuto il tempo di annoiarsi per la troppa fatica.
La storia del nostro paese: Bolognana. Un paese di montagna, come tanti altri. Un paese povero, ma ricco di inventiva. La sua cultura contadina ha spesso fatto i conti con la sopravvivenza, dato che la natura di queste terre aride non permetteva di sfamare i propri figli. Si stenta a vivere: erano tempi duri.
Nel dopoguerra, mi riferisco alla seconda guerra mondiale, la gente aveva più fame che cibo. Ognuno cercava la propria identità, specialmente i giovani non volevano fare la fine dei propri genitori, pertanto aspettavano la misera paga che veniva corrisposta da quel poco lavoro che offriva la proprietà terriera. Una gioventù non più analfabeta, ma con poca cultura e tanta voglia di riscatto sociale. Ci si doveva inventare qualcosa. La mia non è una storia biblica, non parla di stelle comete, non parla di improvvisazioni o sortilegi, ma parla di fatiche, di rinunce, della terra e di quello che essa offre. E’ la storia di un paese che, illuminato dal tesoro che lo circondava, la natura arida, quella terra fredda, improduttiva, ma conosceva la sua pepita, l’oro dei poveri di montagna: la castagna. Le risorse che madre natura ci ha donato. E’ poco invocare la sorte benigna. Ci vuole di più. La raccolta, vale a dire la nascita degli spinosi ricci, è stagionale, da Ottobre inoltrato, condizionata dalle piogge. La gente aspettava la venuta dell’acqua, dopodiché la nascita del sospirato frutto. Si aspettava auspicando un buon raccolto. La castagna era speranza di vivere, era il domani, programmare condizioni migliori, la crescita economica e sociale, la scuola per i propri figli, costruire una casa e passare la propria esistenza dove si è nati, nell’amata Bolognana. Non sono proclami, ma un amore concepito. Nessuno come i castagni hanno dato tanto lustro: dal bosco un grande e inatteso regalo della natura. Si pensi alla crescita demografia, il periodo tra il 1940 e il 1950 il paese sembrava una fabbrica di bambini, la gente era felice e la famiglia cresceva, il popolo della valle aveva trovato il suo giusto equilibrio grazie a questa risorsa, la castagna.
Un’epopea, un quarto di secolo, sono pietre, pietra miliare scolpita nella mente di chi ha vissuto quel periodo, famiglie intere, donne, bambini, uomini, una moltitudine di persone i movimento, a chi arriva prima alla meta cioè nelle selve, da casa si partiva a piedi, non c’era la macchina, dopo un bel po' di cammino ancora buio, notte profonda. Si accendeva il fuoco finché arriva la luce dell’alba, poi tutti alla raccolta, non c’erano pause, non li fermava nessuno, né la pioggia n'è il freddo.
La sosta solo quando lo zaino o il cesto erano pieni. Quanta fatica ! Quanta sofferenza! Però la gioia era grande quando aveva il sopravvento il raccolto, un tesoro di tutti e di nessuno, la natura generosa dava a tutti la propria parte.
Durante la campagna di raccolta delle castagne, quello che si vedeva a Bolognana nelle vie dove c’era spazio, era da immortalare, una storia contadina, una comunità intenta a sfruttare le proprie risorse, esaltando le proprie capacità, gareggiando a chi produceva la qualità migliore.
Quante storie si potrebbero raccontare in questo quarto di secolo, storie vissute in un paese di montagna, storie di riscatto, orgoglio, di sacrifici, sofferenze, anche morte. Il progresso si paga. Una grande conquista: i Bolognanini sono orgogliosi, il duro lavoro, le sofferenze non si dimenticano. Poche parole per tramandare la memoria di generazione in generazione con l’auspicio che ogni anno il paese si fermi per tributare la sua riconoscenza alla castagna. Non può non farlo.